CoVal

Conservazione e valorizzazione di razze avicole lombarde

Programma regionale di ricerca in campo agricolo 2010-2012


3.Conservazione delle risorse genetiche animali


Il recupero e la salvaguardia delle risorse genetiche animali prevede diverse attività complementari fra di loro e tutte necessarie al raggiungimento del risultato finale. Queste attività comprendono l’indagine storica sull’origine, la diffusione, l’utilizzo e le caratteristiche della razza; l’inventario sul territorio per verificare la consistenza numerica e la diffusione attuale; la caratterizzazione genetica e fenotipica della popolazione esistente; la scelta ed attuazione del piano di conservazione; lo studio di strategie di valorizzazione della razza per garantire la conservazione nel tempo.

La conservazione della biodiversità animale ha l’obiettivo di mantenere la presenza della razza nella sua area di origine con una consistenza tale da consentire la sua naturale evoluzione nell’ambiente. In generale, si considerano 3 metodi di conservazione delle risorse genetiche animali: in situ, ex situ in vivo ed ex situ in vitro.

• La conservazione in situ corrisponde alla conservazione della popolazione grazie al suo costante utilizzo in allevamento nell’area geografica di origine o in aree di più recente diffusione. E’ il metodo di conservazione migliore poiché soddisfa tutti gli obiettivi di conservazione, prevede infatti l’utilizzo zootecnico della razza la quale può continuare ad evolvere e adattarsi progressivamente ai vari mutamenti ambientali.

• La conservazione ex situ in vivo corrisponde alla conservazione degli individui vivi della popolazione, ma non in condizioni di normale allevamento e/o lontano dalla area tipica di diffusione storica o recente (animali presenti in parchi, zoo, centri di ricerca, ecc.).

• La conservazione ex situ in vitro corrisponde alla conservazione di materiale genetico sotto forma aploide (materiale seminale ed ovociti), o diploide (embrioni) mediante congelamento in azoto liquido, che consente un periodo di conservazione teoricamente illimitato.

La caratterizzazione genetica degli individui e della popolazione è una attività fondamentale nel programma di salvaguardia delle piccole popolazioni al fine di valutare il grado di consanguineità dei soggetti. Si deve ricordare infatti che la consanguineità riduce la variabilità genetica e quindi la capacità di adattamento all’ambiente, inducendo un effetto depressivo su alcuni caratteri produttivi e riproduttivi a bassa ereditabilità.  Nel caso di popolazioni prive di registrazioni genealogiche, come le avicole, le moderne tecniche di genetica molecolare consentono di analizzare il DNA e di quantificare la relazione tra razze e tra individui entro razza, tipizzando i singoli soggetti per un panel di marcatori molecolari.

Una seconda attività fondamentale in un programma di conservazione è la caratterizzazione fenotipica della razza. Questa attività ha lo scopo di definire le caratteristiche morfologiche distintive della razza, che dovranno quindi essere conservate nel tempo, ed anche di studiare le caratteristiche riproduttive, di fitness e di crescita degli individui, conoscenza fondamentale per una efficiente gestione della popolazione esistente.

Un corollario importante alle attività fondamentali precedenti è rappresentato dalla studio comportamentale delle razze autoctone. L'analisi congiunta di diversi indicatori (metabolici, immunitari, ematologici, etologici e genetici) permette di conoscere la risposta ad agenti stressogeni e di tracciare profili di reattività indicativi della capacità immunitaria e di adattamento all’ambiente. Alcuni progetti di conservazione in situ di razze avicole italiane sono stati avviati negli ultimi anni grazie al supporto economico di Enti regionali e provinciali. Le razze italiane di pollo considerate in tali progetti sono le seguenti: Pepoi, Robusta maculata, Robusta Lionata, Ermellina di Rovigo, Padovana, Valdarnese, Modenese e Romagnola. Per quanto riguarda i programmi di conservazione ex situ in vitro l’unica tecnica riproduttiva attualmente disponibile in avicoltura, a causa delle caratteristiche biologiche peculiari degli Uccelli, è la crioconservazione del seme con la conseguente creazione di criobanche. Tale tecnica, sebbene studiata e applicata anche alle specie avicole fin dagli anni ’50, è ancora oggi oggetto di studio a causa dell’elevato danno cellulare subito dai gameti durante la procedura di congelamento/scongelamento con conseguente drastica riduzione della fertilità. In Europa, in particolare in Francia e in Olanda, sono stati avviati recentemente progetti finalizzati alla creazione di criobanche per la conservazione del seme di diverse razze avicole locali.


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